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Le
prime vicende storiche della ferrovia che collega la città
di Brescia a quella di Iseo, sul lago omonimo, sono diretta
conseguenza della costruzione dell’importante direttrice
ferroviaria Milano – Venezia, inaugurata nel 1857.
Dopo un progetto di tranvia a cavalli risalente al 1860, il
primo vero progetto ferroviario per collegare Brescia con
Iseo venne presentato nel corso del 1872; lo studio
prevedeva una possibile estensione della linea verso Pisogne
e la Valcamonica sino a Breno. Subito nacquero delle
controversie circa il tracciato che la linea avrebbe dovuto
seguire attraverso le colline della Franciacorta; due erano
le correnti di pensiero: una favorevole al percorso “a
valle” con passaggio per Bornato e Calino, l’altra
sostenitrice del percorso diretto, ma più acclive, via
Monterotondo.
Il 31 agosto del 1876 era stata intanto inaugurata la linea
Palazzolo sull’Oglio – Paratico Sarnico ( di Km 9,648 )
sulla sponda bergamasca del Lago d’Iseo: tale realizzazione
servì da sprone alla realizzazione della linea da Brescia ad
Iseo.
Un Nel luglio del 1879 venne promulgata una importante legge
a favore di nuove costruzioni ferroviarie nel territorio
italiano: la legge n° 5002, detta anche “Baccarini” dal nome
dell’allora Ministro dei Lavori Pubblici.
Le linee indicate dalla legge furono divise in quattro
categorie (le prime tre prevedono solo linee a scartamento
normale) a seconda della loro importanza e del contributo
statale versato per la costruzione e la gestione; nella
terza categoria era inclusa anche la linea Parma – Brescia –
Iseo.
Nel 1885 le ferrovie italiane avevano subito una grande
riorganizzazione che prevedeva la costituzione di tre grandi
“concessionari” e la conseguente divisione della rete:
nacquero quindi la Rete Mediterranea (RM), la Rete Adriatica
(RA) e la Rete Sicula (RS).
Ben presto la Rete Adriatica, che gestiva tra le altre anche
la Milano – Venezia, venne incaricata di redigere un nuovo
progetto per collegare Brescia e Iseo.
In questa fase si fece sentire in maniera preponderante
l’influenza politica dell’Onorevole Zanardelli, strenuo
difensore del percorso “a monte” via Monterotondo; era
quindi scontato che il progetto definitivo presentato dalla
Rete Adriatica per la ferrovia prevedesse il passaggio dei
binari attraverso i centri di Passirano e Monterotondo.
Ben presto iniziarono i lavori di costruzione e il 21 giugno
1885 la linea Brescia – Iseo, lunga 23,786 chilometri, venne
solennemente inaugurata.
La stazione di testa di Iseo trovò posto presso il lago,
collegata ad una darsena con relativo imbarcadero attraverso
un breve raccordo (il fabbricato viaggiatori, la vecchia
rimessa, la torre idrica e altri manufatti originari,
utilizzati soprattutto come ricovero e parcheggio per gli
autobus di servizio pubblico, sono ancora oggi visibili
nelle vicinanze del lago).
La Rete Adriatica organizzò un orario basato su quattro
coppie di treni al giorno, una buona frequenza considerando
che, nello stesso periodo, gli orari di molte ferrovie
italiane ed estere non prevedevano più di tre treni al
giorno per ciascun senso di marcia.
La frequenza di viaggiatori registrata fu subito buona ma ci
si rese conto ben presto che la linea, limitata a Iseo, non
poteva offrire una valida soluzione per il trasporto delle
merci; le industrie presenti lungo il lago d’Iseo, e
soprattutto le importanti manifatture sorte intorno a Lovere,
continuavano ad utilizzare il servizio lacustre con il
trasporto dei carri ferroviari su chiatte sino
all’imbarcadero di Paratico-Sarnico, da dove le merci
proseguivano per ferrovia in direzione di Palazzolo
sull’Oglio, immettendosi quindi sulla rete nazionale.
Anche la richiesta di un collegamento ferroviario con la
Valcamonica attraverso la sponda orientale del lago si fece
sempre più pressante; nell’alta valle si erano installate
nuove industrie, soprattutto siderurgiche, che richiedevano
un rapido e sicuro servizio di trasporto delle merci; era
dunque necessario, per dare nuova linfa vitale alla Brescia
– Iseo, prevederne uno sviluppo verso nord.
I dibattiti politici si riaccesero subito e tra il 1900 e il
1901 vennero esaminati i primi progetti. Quale percorso più
appropriato venne riconosciuto quello verso Pisogne – nelle
vicinanze di Lovere – Breno ed il capolinea di Edolo posto
ai piedi del passo dell’Aprica a non molti chilometri dal
confine con l’Impero Asburgico.
Risultò assai difficile comunque trovare una società
disposta a gravarsi degli oneri finanziari necessari alla
costruzione del nuovo tracciato, viste anche le difficoltà
tecniche da superare: chilometri di gallerie da scavare
nella roccia e centinaia tra ponti e viadotti da costruire.
A livello nazionale era in corso una nuova ristrutturazione
delle rete ferroviaria, che prevedeva la revoca delle
concessioni alle tre società Mediterranea, Adriatica e
Sicula per passare alla gestione diretta da parte dello
stato (le Ferrovie dello Stato nascono ufficialmente il 1°
luglio 1905). La Rete Adriatica quindi non solo non era
disposta a partecipare alla costruzione della nuova linea ma
voleva anche cedere l’esercizio della Brescia – Iseo.
Nel 1903 la Provincia di Brescia individuò nella nota ditta
tedesca Koppel un possibile costruttore e gestore; purtroppo
dopo poche settimane la stessa società tedesca, visti gli
esigui contributi in denaro garantiti dai vari enti
pubblici, decise di recedere dal contratto.
Le cose presero una piega concreta nel corso del 1904,
quando si interessò al tracciato della Iseo – Edolo
l’ingegner Conti Vecchi, che stilò un progetto di massima.
E’ lo stesso ingegnere a sottoporre il suo studio alla
Società Nazionale di Ferrovie e Tranvie con sede a Roma. I
vertici della SNFT valutarono positivamente lo studio
prevedendo un buon andamento di traffico e la possibilità di
futuri ulteriori sviluppi.
La linea Iseo – Edolo, in base agli accordi intervenuti con
il Ministero dei Lavori Pubblici e con l’Amministrazione
Provinciale di Brescia approvati con Regio decreto 8
dicembre 1904, poteva essere costruita ed aperta
all’esercizio successivamente per tronchi così ripartiti:
- I° Tronco - da Iseo a Pisogne
- II° Tronco - da Pisogne a Breno
- III° Tronco - da Breno a Edolo
Lo stesso Conti Vecchi fu incaricato della direzione dei
lavori; questi iniziarono il 16 gennaio del 1905.
Tra molte difficoltà tecniche, per asperità del territorio,
difficoltà degli scavi e numero di opere d’arte da costruire
(qualcosa come 260 ponti tra quelli in ferro e quelli in
muratura, oltre a 40 gallerie), i lavori procedettero
abbastanza celermente e l’8 luglio 1907 venne inaugurata la
sezione Iseo – Pisogne (km 21,835 calcolati partendo dalla
diramazione della vecchia linea Brescia – Iseo)
A Iseo entrò in funzione una nuova stazione, questa volta
non di testa ma passante, mentre il vecchio fabbricato
viaggiatori a ridosso del lago venne disattivato dal
servizio.
Dopo pochi mesi venne raggiunta anche Breno (31 dicembre
1907, km 24,585) e a due anni dal primo prolungamento, il 4
luglio 1909, le locomotive a vapore della SNFT giunsero
finalmente fino ad Edolo (km 30,655) ed in tale occasione la
Società Nazionale Ferrovie e Tranvie rilevò dalla Rete
Adriatica anche l’esercizio dell’intera linea.
Dal 1° agosto 1907 l’esercizio della linea Brescia - Iseo
era passato alla SNFT anche se fino al 31/10/1907
l’esercizio della linea fu affidato alle F.S., subentrate
alla Rete Adriatica. Gli Agenti delle F.S. prima della
scadenza della concessione dichiararono lo sciopero,
scontenti della sostituzione ma la sera del 31/10/1907 lo
stesso personale dovette lasciare il servizio, sostituito
completamente dal nuovo personale assunto dalla SNFT.
L’apertura della linea in alta valle generò nuovi flussi di
traffici, soprattutto merci, che trovavano difficile sbocco
verso la pianura utilizzando la tratta Iseo – Brescia via
Monterotondo, a causa della forte acclività. Con notevole
vitalità, SNFT decise allora di risolvere il problema
fornendo ad Iseo e all’alta Valcamonica un nuovo sbocco
verso la pianura: il 3 settembre 1911 si inaugurò la nuova
tratta Iseo – Rovato (km 14,775), che consentiva alle merci
provenienti dalla valle di raggiungere più facilmente la
linea Milano – Venezia e da qui di raggiungere il resto del
Paese. A Rovato la stazione SNFT era di testa, posta di
fronte a quella delle FS e a questa raccordata tramite un
tratto di binario di poche decine di metri.
Nella stessa data venne aperto anche un tratto di raccordo
tra i due rami di linea che si dipartivano da Iseo,
precisamente tra Paderno e Bornato Calino (km 4,630).
In questo primo periodo di esercizio, la SNFT impiegava,
oltre a due automotrici a vapore realizzate nel 1907,
diversi gruppi di locomotive a vapore: le prime ad entrare
in esercizio furono le sette locomotive del gruppo 1
(numerate da 1 a 7), di rodiggio C e realizzate dalla CEMSA
di Saronno. Nel 1909 vennero consegnate sette locomotive
tipo Mallet, di rodiggio B’B’. Costruite dalla Borsig di
Berlino, costituirono il gruppo 50, con numerazione da 51 a
57. Nello stesso anno vennero consegnate da Borsig altre due
locomotive, questa volta di tipologia prettamente tranviaria
come evidenziato dalla particolare realizzazione cabinata.
Di rodiggio B, vennero accantonate nel 1937.
Del 1911 sono altre quattro locomotive tipo Mallet, inserite
nel gruppo 20 (numerazione da 21 a 24) e caratterizzate
dalla notevole potenza. Nel 1914 è la volta di tre nuove
locomotive, con rodiggio C, inquadrate nel gruppo 10 (da 11
a 13). Inizialmente assegnate alla linea per Cremona (ai
tempi non ancora terminata) vennero inviate, all’inizio
degli anni Venti, sulla linea di Orbetello, anch’essa
gestita da SNFT.
L’orario edito nel settembre 1915 dai Fratelli Pozzo di
Torino ci dice che le tratte Edolo – Iseo – Rovato/Brescia
erano percorse nella loro interezza da tre coppie di treni:
per i treni dispari, diretti verso la pianura, il tratto
comune fra Edolo ed Iseo era percorso da treni che portavano
in composizione carrozze per entrambe le destinazione. Ad
Iseo era prevista una sosta che, pur di ridotta durata,
permetteva la scomposizione dei convogli e la partenza delle
vetture in servizio diretto verso le relative destinazioni.
In direzione opposta, si assisteva alla manovra inversa,
dato che a Iseo avveniva la composizione dei due treni
provenenti da Brescia e da Rovato che avrebbero poi
proseguito riuniti alla volta di Edolo. I treni impiegavano,
fermando in tutte le stazioni o saltando il solo impianto di
Pilzone, all’incirca 3h e 30’ in entrambe le direzioni tra
Edolo e Rovato mentre il viaggio durava circa 4 ore se si
voleva raggiungere Brescia.
Esisteva inoltre una coppia di treni che percorrevano la
relazione Iseo – Rovato, due la Brescia – Rovato, oltre a
cinque coppie di collegamento sulla bretella Bornato –
Paderno.
Le vicende della Prima Guerra Mondiale evidenziarono anche
l’importanza militare della linea: numerose tradotte
risalirono la Valcamonica, trasportando uomini, animali e
rifornimenti verso il fronte dell’Adamello.
Nel frattempo la SNFT aveva proseguito nella sua politica di
espansione: il 25 novembre 1914 venne inaugurata la tratta
Soresina – Soncino (km 13,934), primo embrione della linea
che permetterà il collegamento diretto di Iseo con Cremona
via Rovato. Ma le vicende belliche contribuirono a
rallentare fortemente i lavori, per cui bisognerà attendere
addirittura il 2 gennaio 1926 per vedere l’inaugurazione del
collegamento Soresina – Cremona Porta Milano (km 24,491) ed
il 22 agosto 1932 per l’apertura al traffico della tratta
mancante tra Rovato e Soncino. In quest’ultima occasione si
intervenì sul piazzale di stazione di Rovato, che fu reso in
parte passante per permettere i collegamenti diretti tra
Cremona ed Iseo.
Nel frattempo riverificavano le condizioni che portarono
alla prima amputazione dell’ormai estesa rete SNFT: nel 1920
si decise di utilizzare per il servizio tra Brescia e Iseo
la linea meno acclive (via Bornato) lasciando sulla restante
relazione per Iseo una sola coppia giornaliera di treni. Nel
1931 la linea via Monterotondo venne definitivamente
soppressa.
Sul fronte del materiale di trazione, nel 1933 vengono
consegnate le ultime locomotive a vapore costruite per la
rete bresciana di SNFT, realizzate dalle Officine Meccaniche
di Milano con rodiggio C ed inquadrate nel gruppo 40 (da 41
a 43): nello stesso periodo, la necessità di garantire un
elevato numero di treni costrinse SNFT a noleggiare da FS
locomotive appartenenti, di volta in volta, ai gruppi 600,
625 e 740.
Fu questo un periodo di relativa tranquillità, ma ormai la
Seconda Guerra Mondiale era alle porte e non avrebbe
risparmiato la rete SNFT: i danni maggiori vennero
registrati sulla linea per Cremona, ma anche sulla tratta
per Iseo ed Edolo furono segnalati gravi danni, tra cui la
distruzione del ponte sull’Oglio presso Sonico, oltre al
danneggiamento di parte del materiale rotabile.
Al termine della guerra, il ripristino della linea della
Valcamonica venne completato in tempi relativamente brevi,
mentre solo nel 1950 fu possibile ripristinare il
collegamento da Rovato verso Cremona. E fu proprio in
occasione del periodo post-bellico che SNFT iniziò il
processo di abbandono della trazione a vapore a favore di
quella diesel: considerate le non eccezionali disponibilità
finanziarie, la SNFT decise di rilevare la proprietà di
quattro automotrici Breda FS, gruppo ALn 56 di prima serie,
che le stesse FS non intendevano mantenere nel proprio
parco. Le automotrici furono inviate agli stabilimenti Breda
di Sesto San Giovanni, da dove uscirono rinnovate e
parzialmente modificate rispetto all’origine: riclassificate
nel gruppo SNFT An 64.101÷ 104, fornirono per un trentennio
un valido servizio sui binari della Valcamonica e, nei primi
anni di servizio, verso Cremona, contribuendo ad una
sostanziale riduzione dei tempi di viaggio.
Nello stesso periodo, fra il 1950 ed il 1952, venne
noleggiata una locomotiva diesel, la prima a prestare
servizio in Valcamonica: classificata Cn 372.1 (Cn significa
Carro a nafta), faceva parte di una serie di quattro
locomotive destinate, in periodo di guerra, alle Ferrovie
Coloniali della Cirenaica, ma che non giunsero mai in
Africa. Le prove sulla rete SNFT non diedero però i
risultati attesi e la locomotiva venne restituita, andando a
raggiungere due consorelle sulla Ferrara – Codigoro
(Ferrovie Padane).
Successivamente (1951) furono acquistate tre ALDUn 28 FIAT,
riclassificate come SNFT AnDu 28.201÷203, e due ALDn 28
(1953), che formarono il gruppo An 60.211÷212. E la politica
di acquisizione di rotabili usati portò sui binari sebini
anche le tre automotrici FIAT Anz 602÷604 provenienti
dall’ormai chiusa linea Pisa – Pontedera, che formarono il
gruppo An 48.221÷223 (1955). Nello stesso anno giungeva una
locomotiva diesel di nuova costruzione (marcata Cn.501) e
che prestò servizio per una decina d’anni prima di essere
accantonato. Nel contempo iniziano i primi accantonamenti di
locomotive a vapore, in particolare l’intero gruppo 10 ed
alcune Mallet del gruppo 50.
Ma sicuramente la novità più originale è l’acquisto, nel
1958, di un’automotrice realizzata a scopo sperimentale
dalla FIAT, numerata An 70.231 ma meglio conosciuta come
Farukina in quanto simile ad un’automotrice doppia costruita
per le ferrovie egiziane come convoglio reale per Re Faruk.
Tuttavia i nuovi rotabili non erano sufficienti a garantire
il mantenimento di adeguati livelli di traffico, soprattutto
sulla linea di pianura: la dissennata politica dei trasporti
italiani decretava nel 1956 la chiusura della linea Rovato -
Cremona e la sua sostituzione con autobus.
Negli periodo successivo il processo di rinnovamento
continuò: all’inizio degli anni Sessanta, dell’iniziale
parco di automotrici termiche sopravvivevano solo le An 64 e
la Farukina, mentre erano in arrivo quattro nuove
automotrici Breda, classificate An 68.111÷114 (1960), simili
alla serie ALn668.2400 costruita per le FS. Le automotrici
furono accompagnate da 14 nuove rimorchiate e da sei nuovi
locomotori diesel - elettrici serie Cne 511÷516 (1961-1963)
seguiti dal Cne 510, settima unità consegnata nel 1964.
L’introduzione di queste locomotive ha come conseguenza
l’accantonamento delle locomotive dell’intero gruppo 20 e
l’estinzione del gruppo 50, mentre anche i gruppi 1 e 40
vedono ridurre il numero di esemplari in esercizio.
L’opera di dieselizzazione delle linee SNFT può dirsi
completata nel 1965, quando viene spento per sempre il forno
delle ultime locomotive dei gruppi 1 e 40, ormai sostituite
dalle più agili locomotive diesel. A supporto delle
locomotive già in esercizio, nel 1967 viene consegnato a
SNFT l’automotore Badoni Cn 531 mentre nel 1973 vengono
acquisiti altri due locomotori (Cn 532-533), realizzati in
origine per la linea Bolzano – Caldaro.
Tra la fine degli anni Sessanta e i Settanta dello scorso
secolo la vita della nostra linea si svolge senza troppi
scossoni, con un traffico passeggeri che raggiunge risultati
soddisfacenti, mentre più critica è la situazione del
traffico merci, in parte vittima di un diverso modo di
gestire il trasporto da parte dell’industria italiana e dei
primi segni di crisi del settore più fortemente radicato in
valle, quello delle acciaierie.
Ed intanto si avvicina anche la scadenza della concessione
dell’esercizio della linea alla SNFT, prevista nel luglio
1987: in assenza di indicazioni chiare, la società non era
evidentemente portata a sviluppare nuovi investimenti per
migliorare il servizio. Nonostante questo, nei primi anni
Ottanta giungono ad Iseo, a più riprese, sei nuove
automotrici FIAT tipo ALn 668.121÷126 (1980 le prime
due,1983 le altre), che permettono di accantonare le ormai
superate An64 Breda, e tre nuove locomotive diesel
elettriche (Cne 517-519, consegnate tra il 1980 ed il 1981)
che vengono a dare manforte alle ormai non più giovanissime
locomotive dello stesso gruppo.
Viene inoltre provata un’automotrice sperimentale a due
piani e si interviene anche per il rinnovo di buona parte
dell’armamento. La fine del decennio vede l’arrivo di altre
due automotrici e successivamente di una terza, questa volta
del più moderno gruppo ALn 668.131÷133 (tipo ALn 663 FS,
consegnate nel 1987 le prime due e nel 1991 la terza) e,
purtroppo, della prima di una serie di frane destinate a
causare parecchi disagi all’esercizio della linea.
Finalmente, sul finire del 1987, sembrano risolversi anche i
problemi legati al rinnovo della concessione: la linea passa
in gestione al ‘Consorzio Brescia Nord’, appositamente
formato e composto da Ferrovie Nord Milano, socio di
maggioranza, Provincia di Brescia e SNFT.
Con il cambio di gestione hanno nuovo impulso gli interventi
di miglioramento previsti in tutti i settori della linea:
anche grazie ad un contributo ricevuto dallo Stato, è
possibile completare il rinnovo e la sistemazione
dell’armamento, vengono apportati dei miglioramenti negli
orari dei treni passeggeri, reintroducendo anche determinati
servizi speciali da Milano, Cremona e Brescia a servizio di
turisti e sciatori durante la stagione invernale, si
riorganizza il servizio merci; i risultati ottenuti sia nel
trasporto passeggeri che in quello merci sono stati ritenuti
incoraggianti. In funzione di questi, vengono acquistate
otto nuove automotrici (ALn 668.141÷148, le prime sei
consegnate tra il 1993 ed il 1994, le ultime due nel 1995)
ed alcune carrozze svizzere immediatamente revisionate ed
immesse in servizio (Bz 80.21÷26), mentre per il settore
merci vengono noleggiate alcune locomotive del gruppo D 343
FS, una delle quali, la 1034, viene in un secondo tempo
acquistata (1990). E sempre prevalentemente per il servizio
merci vengono acquistate nel 1990 una locomotiva usata dalle
ferrovie tedesche (ex DB 220 051) e nel 1994-95 tre nuove D
145.01÷03 FIAT, simili alle macchine già in servizio in FS.
Da non scordare, inoltre, che dal 1999 è assegnata al
deposito di Iseo, in regime di noleggio, un’unità binata di
ALn776 monocabina proveniente dalle Ferrovie Centrali Umbre,
mentre tra il 2002 ed il 2003 FNME ha voluto provare anche
due locomotive di origine tedesca, appartenenti al gruppo
202: i risultati però non sono stati ritenuti soddisfacenti
e le due locomotive sono state rapidamente restituite .
Nello stesso tempo vengono avviati anche lavori di rettifica
del tracciato perlomeno nei punti più critici dal punto di
vista della velocità di marcia, si mettono in sicurezza i
punti più soggetti ad essere investiti da frane e si
comincia a pensare di intervenire per ridurre o comunque
mettere in sicurezza i numerosi passaggi a livello
disseminati lungo la linea e per ammodernare gli impianti di
segnalamento e regolazione della circolazione: gli
interventi al segnalamento si sviluppano dalla seconda metà
degli anni Novanta in avanti e prevedono l’installazione di
numerosi impianti di stazione tipo ASCV (Apparato Statico a
Calcolatore Vitale) di nuova concezione, di svariati ACEI
(Apparato Centrale Elettrico ad Itinerari) e del blocco
conta assi lungo la linea (ora attivo tra Brescia e
Pisogne). Gli investimenti consentono anche un potenziamento
del deposito e delle officine di Iseo, che vengono
ristrutturate e dotate di nuovi utensili che consentono un
miglioramento delle modalità di lavorazione. Questo ha
permesso di affidare alle maestranze iseane anche la
revisione delle locomotive del gruppo DE 520 (utilizzate
dalla società Ferrovie Nord Cargo per l’effettuazione di
traffici merci sulla rete ferroviaria nazionale gestita da
RFI) e del gruppo DE 500, che operano di regola sulla rete
FNME – ramo Milano. Da evidenziare che, in casi particolari,
le officine iseane sono state in grado di operare anche
sulle locomotive elettriche del gruppo E.630 “Skoda”,
anch’esse impegnate nei servizi merci sulla rete nazionale.
Domenica 19 giugno 2005: si è festeggiato il 120°
anniversario dell’inaugurazione della tratta Brescia – Iseo
e il 100° dell’inizio del lavori della tratta Iseo - Edolo.
Ancora una volta un punto di arrivo e un punto di partenza
allo stesso tempo: 120 di storia possono infatti essere
ritenuti un prestigioso punto di arrivo per una linea che
tanto ha caratterizzato la vita e l’economia della
Valcamonica; ma devono essere anche considerati un punto di
partenza, una sorta di biglietto da visita, sulla base del
quale continuare a garantire il miglioramento degli standard
qualitativi, di confort e, in definitiva, di soddisfazione
della clientela, tutti aspetti essenziali perché questa
semplice, ma bella e preziosa linea ferroviaria possa godere
di un prospero futuro, sempre al servizio della valle che
tanto l’ha voluta.
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