In un’epoca di “ricette per la felicità”, in cui tutti pare facciano a gara nel mostrare quanto
siano grati alla vita per i doni ricevuti, in cui bisogna essere fautori della propria esistenza,
in cui tutto dipende semplicemente da noi e dalla nostra predisposizione a connetterci
con l’energia vibrazionale dell’universo… c’è chi magari resta un po’ perplesso.
La sensazione è che siamo talmente impegnati a cercare di diventare quello che il mondo
vorrebbe che fossimo che abbiamo dimenticato quello che siamo. E allora c’è chi, in
mezzo a tutta questa patinata gratitudine, resta in bilico e magari decide di praticare una
genuina ingratitudine, giusto per fare un bagno nella realtà, per guardare con ironia,
leggerezza e misericordia la splendida fallibilità di tutti gli esseri umani, perché sbagliano
anche i migliori, e quando capita ne siamo felici.
In un’epoca di “ricette per la felicità”, in cui tutti pare facciano a gara nel mostrare quanto
siano grati alla vita per i doni ricevuti, in cui bisogna essere fautori della propria esistenza,
in cui tutto dipende semplicemente da noi e dalla nostra predisposizione a connetterci
con l’energia vibrazionale dell’universo… c’è chi magari resta un po’ perplesso.
La sensazione è che siamo talmente impegnati a cercare di diventare quello che il mondo
vorrebbe che fossimo che abbiamo dimenticato quello che siamo. E allora c’è chi, in
mezzo a tutta questa patinata gratitudine, resta in bilico e magari decide di praticare una
genuina ingratitudine, giusto per fare un bagno nella realtà, per guardare con ironia,
leggerezza e misericordia la splendida fallibilità di tutti gli esseri umani, perché sbagliano
anche i migliori, e quando capita ne siamo felici.